Il video 3 guerres totalement absurdes… en apparence[1] (https://youtu.be/r9hbb0aFZ-E?is=PKZSI2LIjwSNpPQh)  parte da una domanda quasi ironica: come può un evento apparentemente insignificante diventare l’origine di conseguenze enormemente più grandi? Un cesto di mele, delle salsicce di Zurigo e un’anguria a Panama sembrano elementi troppo banali per essere associati alla guerra, a una frattura religiosa o a un conflitto politico. Eppure proprio questi tre oggetti costituiscono il punto di partenza narrativo di tre vicende storiche nelle quali un episodio minimo entra in una situazione già attraversata da tensioni e finisce per assumere un’importanza che, osservato isolatamente, non avrebbe mai potuto avere.

Il valore del video sta quindi anche nel suo titolo: le tre guerre appaiono assurde “in apparenza”. L’assurdità nasce dal confronto fra la modestia dell’episodio immediato e la grandezza delle conseguenze. Ma, quando si osserva la situazione nel suo insieme, l’apparente sproporzione comincia a diventare comprensibile. Il piccolo evento non porta con sé, come una causa autonoma, tutta la forza della trasformazione successiva. Entra in una configurazione nella quale esistono già tensioni, rapporti di forza, interessi e possibilità di sviluppo. Diventa così il punto attraverso il quale ciò che era già presente nella situazione può manifestarsi e prendere una direzione nuova.

È questo il filo che Werner M., condividendo con noi il link, riconosce nel video e che lo porta a collegarlo alle proprie riflessioni sull’Aikidō sviluppate nel corso degli ultimi anni. Il suo messaggio parte proprio dall’immagine di una “piccola causa” capace di produrre un “grande effetto” e utilizza i tre episodi storici per proporre una riflessione sulla trasformazione. La domanda che emerge non riguarda soltanto la grandezza dell’effetto rispetto alla causa. Riguarda soprattutto il momento nel quale una situazione già compromessa può cambiare direzione.

Le mele: quando un episodio marginale entra in una situazione già tesa

Il primo esempio è quello della cosiddetta guerra delle mele. Un cesto di mele proveniente dall’abbazia di Saint-Martin entra in una controversia relativa ai diritti esercitati dal duca di Lorena. Preso isolatamente, il problema appare quasi comico: perché un conflitto dovrebbe nascere per un cesto di mele?

La mela, tuttavia, non spiega la guerra. La mela rende visibile qualcosa che esiste già. Dietro l’episodio si trovano questioni relative alla sovranità, ai diritti territoriali e ai rapporti fra poteri differenti. Il piccolo episodio diventa quindi significativo perché interviene nel punto di una situazione nella quale l’equilibrio è già precario.

Il cesto di mele può essere pensato come un piccolo elemento che entra in un meccanismo già sottoposto a tensione. Il suo peso materiale è irrilevante rispetto alle forze che successivamente vengono mobilitate. La sua importanza deriva dalla posizione che assume all’interno della situazione.

È questa la prima chiave di lettura utile per l’Aikidō: per comprendere una trasformazione non è sufficiente osservare la grandezza dell’intervento. Occorre osservare la configurazione nella quale l’intervento avviene. Ogni dettaglio, anche quello più piccolo è che sembra insignificante durante il waza è importante.

Le salsicce: un gesto quotidiano che modifica la configurazione

Il secondo episodio riguarda le salsicce di Zurigo. Nel 1522, durante la Quaresima, Christoph Froschauer e i suoi collaboratori mangiano salsicce. Il gesto, apparentemente quotidiano, assume un significato religioso e politico molto più ampio. La vicenda si inserisce nel processo che porterà alla Riforma zurighese.

Anche qui la salsiccia, considerata come oggetto materiale, non possiede alcuna capacità di produrre una trasformazione storica di tale portata. È la situazione a conferirle un significato particolare. Una pratica alimentare diventa un gesto capace di mettere in discussione un ordine religioso e sociale.

Il piccolo evento diventa dunque un punto di trasformazione perché intercetta una situazione nella quale sono già presenti interrogativi e tensioni. L’atto quotidiano acquista una forza nuova attraverso la configurazione nella quale viene compiuto.

Il passaggio è particolarmente interessante se trasferito sul tatami. Anche nell’apprendimento di un waza un gesto minimo può produrre una modificazione molto più ampia quando interviene nel punto/momento della  relazione più adatto. Un cambiamento apparentemente marginale nella distanza, nel tempo, nella postura o nella direzione può modificare l’intera organizzazione dell’azione.

La questione diventa allora individuare dove e quando quella piccola variazione può diventare significativa.

L’anguria: il punto di detonazione

Il terzo episodio, la cosiddetta rivolta dell’anguria a Panama nel 1856, rende ancora più evidente questo meccanismo. Un passeggero americano prende una fetta di anguria da un venditore e rifiuta di pagarla. Segue una discussione che degenera rapidamente in violenza.

Anche in questo caso sarebbe difficile comprendere la portata dell’episodio limitandosi alla fetta di anguria. L’istante nel quale scoppia la violenza è inserito in una situazione caratterizzata da tensioni economiche, sociali, razziali e politiche legate alla presenza statunitense nell’istmo.

L’anguria diventa così il punto nel quale una situazione già compromessa cambia rapidamente configurazione.

Questa immagine è particolarmente efficace: il momento decisivo non coincide necessariamente con l’origine delle tensioni. Può coincidere con il momento nel quale una configurazione precedentemente instabile perde la propria capacità di mantenersi.

Il piccolo evento diventa allora un segnale della trasformazione già in corso.

Dal video al tatami

È a questo punto che il collegamento proposto da Werner con l’Aikidō diventa particolarmente interessante. La domanda non è semplicemente come produrre un effetto maggiore con una forza minore. La domanda riguarda la capacità di riconoscere la situazione nella quale ci si trova e di individuare il punto in cui una modificazione relativamente piccola può cambiarne l’evoluzione.

Qui possono essere messi in relazione due termini fondamentali della pratica: tsukuri 作り e kuzushi 崩し.

Tsukuri 作り può essere letto come la costruzione o configurazione delle condizioni dell’azione. Nel rapporto fra aite e tori, la situazione viene progressivamente organizzata attraverso posizione, distanza, direzione, tempo, movimento e relazione. La pratica non consiste quindi soltanto nell’eseguire una forma già definita, ma nel creare le condizioni nelle quali quella forma può svilupparsi.

Kuzushi 崩し introduce invece l’immagine del cedimento della configurazione. Il verbo 崩す (kuzusu) appartiene a un campo semantico che comprende il disfare, far crollare, disgregare, scomporre una struttura. L’immagine del franamento è quindi particolarmente evocativa: una struttura che fino a un certo momento manteneva una propria configurazione può improvvisamente perdere la capacità di conservarla.

Il passaggio da tsukuri a kuzushi può essere così osservato come un cambiamento nella configurazione della situazione.

Il punto decisivo non consiste necessariamente nell’applicazione di una forza superiore. Consiste nell’individuazione del momento nel quale la situazione può essere trasformata.

Il granello di sabbia

Questa dinamica può essere rappresentata attraverso l’immagine del granello di sabbia che entra in un complesso meccanismo.

Il granello, preso isolatamente, possiede una forza insignificante rispetto all’intero meccanismo. Tuttavia, se entra nel punto appropriato, può modificarne il funzionamento. La sua efficacia deriva dalla struttura nella quale interviene.

La metafora permette di comprendere anche il rapporto fra piccolo intervento e grande conseguenza. Il granello non deve creare da solo l’energia della trasformazione. Interviene in una struttura che possiede già una determinata organizzazione e modifica il modo in cui le sue parti possono continuare a muoversi.

Nel linguaggio dell’Aikidō, questo consente di osservare il kuzushi come un momento nel quale una configurazione perde la propria stabilità e si apre a una diversa possibilità di movimento.

L’immagine del franamento diventa allora particolarmente significativa. Una montagna non viene fatta crollare necessariamente attraverso una forza enorme applicata dall’esterno. Un cedimento può iniziare nel punto nel quale la struttura ha già raggiunto una condizione di particolare vulnerabilità.

Sul tatami il problema diventa quindi riconoscere quel momento.

Jullien e la tendenza della situazione[2]

È qui che la riflessione di François Jullien  offre una prospettiva particolarmente utile. Il pensiero strategico cinese permette di rivolgere l’attenzione alla situazione e alle tendenze che essa contiene. L’efficacia dell’intervento dipende dalla capacità di riconoscere una configurazione nel suo divenire e di intervenire in un punto nel quale una variazione può orientarne lo sviluppo.

Il piccolo intervento acquista così importanza non per la propria grandezza intrinseca, ma per la relazione che stabilisce con la situazione.

Questo permette di rileggere anche il riferimento di Werner ai piccoli inizi e alle trasformazioni. Ciò che appare insignificante può diventare decisivo perché entra in una situazione già predisposta a trasformarsi.

La domanda strategica diventa allora: dove si trova, all’interno della situazione, il punto nel quale una piccola modificazione può produrre una trasformazione significativa?

È una domanda che appartiene tanto alla strategia quanto alla pratica dell’Aikidō.

Uchi-kaiten-nage come esempio concreto

Werner porta questa riflessione direttamente sul tatami attraverso il proprio uchi-kaiten-nage. L’esempio è importante perché consente di passare dall’immagine storica alla dinamica corporea.

L’azione può essere osservata come una trasformazione progressiva della relazione. Il tori non deve necessariamente rispondere alla forza di aite con una forza contraria di pari o maggiore intensità. Modifica progressivamente la configurazione nella quale quella forza si manifesta.

La direzione dell’azione cambia, il rapporto spaziale cambia, cambia la possibilità di mantenere la configurazione iniziale e, a un certo punto, emerge una nuova dinamica.

Il momento significativo è proprio quello nel quale la situazione cambia natura. Inoltre essendo questa forma caratterizzata da un esecuzione “lunga”  è particolarmente indicata per illustrare le potenzialità molteplici occasione di innesco della trasformazione  dopo aver individuato la faglia nel processo esecutivo o anche a monte di esso.

Questa lettura permette di considerare il waza come qualcosa di più dinamico della semplice esecuzione di una tecnica. Il waza può essere osservato come una capacità corporea elaborata attraverso la pratica, capace di intervenire nella configurazione di una situazione e di orientarne lo sviluppo.[3]

In questo senso il gesto del tori ( ma anche di aite) può essere paragonato al piccolo evento dei tre racconti storici: la sua efficacia dipende dalla situazione nella quale interviene.

Dalla tecnica alla pedagogia[4]

A questo punto la riflessione si sposta naturalmente dall’esecuzione all’insegnamento.

Se l’apprendimento è un processo di trasformazione, il compito dell’insegnante può consistere anche nell’individuare quali piccole modificazioni introdurre nella situazione didattica.

Una variazione minima dell’esercizio può cambiare il comportamento dell’allievo. Una diversa distanza può rendere evidente un errore che prima rimaneva nascosto. Una variazione del ritmo può far emergere un problema di timing. Un diverso compito può costringere l’allievo a trovare una soluzione che la ripetizione abituale non rendeva necessaria.

In tutti questi casi l’insegnante non produce direttamente il risultato. Modifica le condizioni nelle quali il risultato può emergere.

La pedagogia dell’Aikidō può quindi essere osservata anche come arte della configurazione delle situazioni di apprendimento.

La domanda proposta da Werner acquista così una portata particolarmente ampia:

Quale piccola cosa introduciamo in una situazione e che cosa potrebbe nascerne?

La domanda non riguarda soltanto ciò che l’insegnante vuole trasmettere. Riguarda ciò che può accadere quando una condizione dell’apprendimento viene modificata nel punto appropriato.

Il passaggio dalla situazione compromessa alla situazione trasformata

I tre episodi del video permettono dunque di costruire una sequenza comune. Prima dell’evento apparentemente insignificante esiste già una situazione complessa. La situazione contiene tensioni e possibilità. Poi interviene un elemento minimo: le mele, le salsicce, l’anguria. Quell’elemento diventa significativo perché intercetta la configurazione esistente. A partire da quel punto la situazione cambia progressivamente direzione e può raggiungere una nuova configurazione.

Sul tatami possiamo osservare qualcosa di analogo.

Uke porta con sé una determinata configurazione di movimento, equilibrio, direzione e intenzione. Il tori entra nella situazione e ne modifica una condizione. Se l’intervento avviene nel momento appropriato, la configurazione iniziale comincia a cedere. Il kuzushi 崩し rappresenta proprio questo passaggio: la perdita della precedente organizzazione dell’azione e l’apertura di una nuova possibilità.

La questione fondamentale diventa quindi l’individuazione del momento di trasformazione.

Non si tratta semplicemente di aumentare l’intensità dell’intervento. Si tratta di riconoscere quando una situazione è sufficientemente predisposta perché una modificazione possa diventare decisiva.

Una possibile lettura dell’Aikidō

Da questa prospettiva, il video sulle tre guerre apparentemente assurde diventa una piccola metafora strategica dell’Aikidō.

Il cesto di mele, le salsicce e l’anguria mostrano come un evento minimo possa assumere una dimensione enorme quando entra in una situazione già compromessa. Il tatami permette di osservare lo stesso problema in una scala corporea molto più immediata: una piccola variazione della relazione può condurre a una trasformazione dell’intero movimento.

Tsukuri 作り riguarda allora la configurazione della situazione. Kuzushi 崩し riguarda il momento nel quale quella configurazione perde la propria stabilità e si apre una nuova dinamica. La competenza del praticante consiste nel riconoscere e attraversare questo passaggio.

La riflessione di Jullien permette di ampliare ulteriormente la prospettiva: l’efficacia può essere cercata nell’individuazione delle tendenze già presenti nella situazione e nel momento nel quale l’intervento può accompagnarne o modificarne lo sviluppo.

La pedagogia porta questa logica un passo oltre. L’insegnante può progettare situazioni nelle quali l’allievo incontri proprio quel momento di trasformazione e impari progressivamente a riconoscerlo attraverso il corpo.

In questo senso, insegnare Aikidō non significa soltanto mostrare una forma e chiedere che venga riprodotta. Significa anche costruire situazioni nelle quali l’allievo possa scoprire che una variazione minima può modificare un’intera dinamica.

Il piccolo intervento come arte della trasformazione

La lezione che Werner ricava dal video può quindi essere formulata in termini più generali.

Un piccolo evento può diventare decisivo quando interviene in una situazione già attraversata da tensioni. La sua efficacia dipende dalla configurazione nella quale entra e dal momento nel quale interviene. Il passaggio fondamentale è quello attraverso cui una situazione già compromessa cambia direzione e assume una nuova configurazione nei “rapporti di forza”.[5]

Questa idea crea un ponte fra storia, strategia, Aikidō e pedagogia.

Nella storia, il piccolo evento può diventare il punto di detonazione di tensioni già presenti. Nella strategia, l’intervento efficace individua il punto nel quale la situazione può essere orientata. Nel waza, il praticante cerca il momento nel quale una modificazione della relazione può produrre kuzushi. Nella pedagogia, l’insegnante costruisce le condizioni nelle quali una piccola variazione può produrre un cambiamento significativo nell’apprendimento.

Il granello di sabbia diventa così una metafora potente: la sua importanza non deriva dalla sua massa, ma dal rapporto con il meccanismo nel quale entra.

E forse proprio qui si trova una delle domande più interessanti per l’insegnante di Aikidō:

Qual è il piccolo intervento che può cambiare la situazione?

La domanda può riguardare il corpo, il waza, la relazione fra aitee tori, l’organizzazione della lezione oppure il rapporto fra gli allievi. In ogni caso richiede la stessa capacità: osservare la situazione prima di intervenire, riconoscere dove si trova la tensione, individuare il momento nel quale la configurazione può trasformarsi e introdurre una modificazione sufficientemente precisa perché una nuova possibilità possa emergere.

Il grande effetto, allora, non è necessariamente qualcosa che l’insegnante produce direttamente.

Può essere qualcosa che la situazione produce dopo che l’insegnante ha saputo modificarne una condizione nel momento opportuno.


[1] https://youtu.be/r9hbb0aFZ-E?is=-iVSuw_rBOqFrjNc

[2] https://www.amazon.it/trasformazioni-silenziose-Fran%C3%A7ois-Jullien/dp/8860303060

[3] Cfr. Amici dell’Aikido ASD  “Studio multidisciplinare  su waza “ e anche Tema annuale 2026/27 “waza”

[4] Cfr. Amici dell’Aikido ASD Tema annuale stagione 2025-2026 “Come insegnare , cosa insegnare”

[5] Cfr. Amici dell’Aikido ASD “Gestione dei rapporti di forza” varie versioni per le scuole di Treviglio sia per discenti sia per formazione corpo docente.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *